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IntervisteRibelli#4

Maria Gabriella Capizzi

Le vie delle Imprenditrici Ribelli sono davvero sorprendenti! Qualche tempo fa infatti, attraverso la nostra pagina FB, ci è arrivata la storia ricca di stimoli di una imprenditrice e filantropa, come lei stessa si definisce. Anche se in questo caso non conosciamo direttamente la protagonista dell’intervista ci è sembrato una bella opportunità pubblicarla e condividerla per scoprire una personalità molto interessante: Maria Gabriella Capizzi, responsabile del museo Leonardo da Vinci e Archimede di Siracusa.

Cosa significa per lei essere imprenditrice?
Per me è fondamentale essere parte attiva nel cambiamento della società. Mi ritengo una filantropa, non soltanto per quanto riguarda il finanziamento del mio progetto ma, in un’ottica di vero spirito imprenditoriale, vorrei essere d’esempio per molte donne. L’empatia, l’istinto materno iscritto nel DNA femminile e che permette alle donne di creare business, genera valore a ogni livello. Così quando le donne raggiungono il successo, è una vittoria per tutti. L’azione delle filantrope si muove entro l’orizzonte della generosità, il desiderio di dimostrare che ogni donna è capace di essere tale a prescindere dal suo passato ma non solo. Le donne rappresentano una significativa forza motrice di rinnovamento. Non è stato semplice riuscire a emancipare il nostro ruolo, superare pregiudizi e ostacoli. Dunque in un momento così delicato e prezioso di grande consapevolezza, vorrei riuscire a dare il mio contributo e trasmettere alle donne il mio messaggio, attraverso il mio lavoro, dimostrando che i traguardi più ardui si raggiungono con la dedizione, la tenacia e la costanza, per continuare a sognare in grande, sempre di più, portando l’asticella dei desideri vicina alla perfezione.
Quali sono le capacità da avere e allenare per essere imprenditrice?
In qualità di donna responsabile della mia struttura, vedere un aumento della presenza femminile in posizioni importanti nel contesto dell’imprenditoria femminile in genere è un obiettivo che mi è particolarmente caro. Credo quindi che per essere imprenditrice sia necessario allenare l’apprendimento, l’acquisizione, la conoscenza. Come scrive Marie Jackson, CMO di Kenandy, importante azienda software americana: “E’ fondamentale non smettere mai d’imparare: essere sempre aperta alla ricerca di nuovi mentori e disponibile a mettere in discussione il proprio approccio, per cambiare noi stesse e per cambiare le regole”. Espandere la propria cerchia di influenza è un consiglio valido per chiunque, ma diventa particolarmente importante per le donne il cui percorso di carriera (diciamocelo) non è sempre improntato al massimo dell’equità. Per cui è importante creare le condizioni ideali per il proprio successo acquisendo competenze in un contesto di business più ampio; cercando di fare affidamento sui consigli obiettivi dei nostri pari e, se necessario, acquisire gli strumenti per tracciare il proprio personale sentiero per il successo.
Qual è la competenza che le è servita maggiormente?
In generale, qualunque sia la via attraverso cui si giunge alla creazione d’impresa, un importante fattore di successo è rappresentato dalla stretta interrelazione tra competenze tecniche, capacità organizzative e gestione dei rapporti interpersonali che solo l’imprenditore, in quanto tale, può assicurare. In altre parole, un buon imprenditore deve possedere una solida formazione tecnica di base, sviluppare caratteristiche personali come la capacità di estendere e conservare buone relazioni sociali, leadership, motivazione e auto-motivazione, flessibilità, immaginazione, problem solving, apertura al cambiamento, fiducia in se stesso, responsabilità, capacità di valutazione, assunzione del rischio.

Cosa significa per lei essere ribelle?
Ribelle e illuminata, così mi piace definirmi. La saggezza di creare valore per noi e per gli altri. Offrire conoscenze e strumenti giusti per cavalcare con gioia questo periodo storico, “surfare” tra le opportunità che ci sono al giorno d’oggi, essere felice nel lavoro e nella propria vita sociale. La ribellione sta nel rompere gli schemi finora delineati nella conduzione della propria attività; il mio modus operandi è diverso, dettato forse dalla mia empatia. In uno dei suoi taccuini Leonardo da Vinci scrisse: “Io lascerò un ricordo nella mente degli altri: che senso ha un passaggio anonimo su questa terra?” Dobbiamo lasciare tracce, esempi e vivremo per sempre.

Quale consiglio darebbe a una persona che vuole iniziare la sua impresa?
Coinvolgere i giovanissimi nei nostri processi produttivi, sociali e culturali. L’innovazione si fa con i nuovi. Un consiglio fondamentale è quello di attorniarsi di persone con le quali si parla la stessa lingua. Studiare sempre, tenersi aggiornati e abbracciare qualsiasi esperienza che possa essere di crescita per il nostro progetto. Di cultura si può mangiare. A dirlo sono le storie di successo delle imprese culturali e creative.